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Che differenza c’è tra Prosecco e Spumante?

Ciao a tutti,

eccoci di nuovo qui a dare delle risposte alle domande che ci arrivano tramite posta elettronica e/o chat

La domanda del giorno è: “Qual’è la differenza tra Prosecco e Spumante?”

Spesso vengono utilizzati come sinonimi, ma non lo sono. Intanto cominciamo a dire che il prosecco, da un punto di vista tecnico, è un vino bianco  DOC o DOCG (quelli di Montello e dei Colli Asolani o il Prosecco di Conegliano Valdobbiadane)

Quando invece parliamo di spumanti intendiamo una categoria di vini che all’apertura della bottiglia producono spuma, causata dalla presenza di anidride carbonica prodotta dalla fermentazione e quindi non aggiunta. Può essere prodotto con metodo classico o con metodo Martinotti-Charmat. In commercio si trovano spumanti delle varianti dry, extra dry, brut ed extra brut: questi termini indicano la dolcezza dello spumante.

Ma passiamo alla differenza…

Lo spumante, trattandosi di una categoria di vini, può essere prodotto in qualsiasi zona e con qualsiasi vitigno. Il prosecco, invece, che è una DOC o DOCG, può essere prodotto solo in alcune zone.

Inoltre il vino viene prodotto tramite la fermentazione alcolica: gli zuccheri naturalmente presenti nell’uva si trasformano in alcol e anidride carbonica. Mentre per ottenere uno spumante  è necessaria una seconda fermentazione in modo da catturare l’anidride carbonica all’interno della bottiglia, creando, appunto, le bollicine.

Cosa rende simile uno spumante e un prosecco?

Non c’è nessuna differenza per quanto riguarda le varietà influenzate dal livello di zuccheri presenti: per entrambi si parla di dry, brut e le varie sfumature intermedie.

Sapevate invece che…

non è detto che il prosecco sia uno spumante? Può essere frizzante (una versione con “meno bollicine” per intenderci) oppure fermo. Quest’ultimo è un bianco perfetto per antipasti o primi leggeri, dal colore giallo paglierino e dal sapore fresco, anche grazie alle note fruttate.

Come sempre scriveteci e se avete voglia….. Fate un giro sulla nostra categoria dedicata ai Vini e Spumanti.—-> Clicca qui

#calagustando

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Finta genovese di Cipolla rossa di Tropea

Ciao a tutti,

oggi vi proponiamo una ricetta presa dal blog Ammodomio

La ricetta è quella della  “Finta genovese di Cipolla Rossa” è un esempio della versatilità della Cipolla Rossa DI Tropea Calabria IGP che si presta a condire un buon piatto di pasta.. Ricetta veloce in 30 minuti e molto gustosa.

Ingredienti per 4 persone: 

#calagustando

 

Risultati immagini per Finta genovese di Cipolla rossa di Tropea

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Ricetta: Tiramisù al Pistacchio (con crema di Pistacchio)

Ciao a tutti,

oggi vi proponiamo la ricetta del Tiramisù, ma non il solito ma bensì quello al Pistacchio. Il Tiramisù al pistacchio è un dolce dal sapore irresistibile, profumato delicato e gustoso che vi lascerà esterrefatti. Un boccone tira l’altro …non si riesce a smettere di mangiarlo dopo averlo assaggiato.

Per rendere questo dolce unico è necessario utilizzare una crema al pistacchio di alta qualità è noi vi proponiamo la nostra crema (clicca qui )

Ingredienti per teglia da 26cmx24cm:

  • 400 gr savoiardi
  • 180 gr crema al pistacchio Solefrutta
  • 500 gr mascarpone
  • 250 ml panna fresca
  • 8 tazze di caffè espresso
  • 2 cucchiai di zucchero a velo (facoltativo)
  • granella/farina di pistacchio q.b
  • granella cioccolato bianco (facoltativo)

Procedimento:

  1. Innanzi tutto preparare il caffè che deve rigorosamente diventare freddo altrimenti i biscotti si inzuppano troppo. Io utilizzo il caffè espresso che mi piace di più facendolo un pochino più lungo e non troppo ristretto . Zuccheratelo se avete piacere.
  2. Montare la panna ben ferma, affinchè risulti tale bisogna averla fredda di frigorifero e il contenitore nella quale viene montata deve essere freddo.Inoltre io utilizzo solo panna fresca niente panna vegetale o in polvere perchè queste contengono grassi vegetali per lo più idrogenati.
  3. Con le fruste aggiungere alla panna montata il mascarpone e infine la nostra crema al pistacchio ed amalgamare; otterrete una favolosa crema al pistacchio.
  4. Iniziate a preparare il tiramisù al pistacchio a strati : inzuppare i savoiardi nel caffè freddo e procedere con la preparazione.
  5. Disporre lo strato di base dei savoiardi spalmare lo strato di crema al mascarpone e pistacchio e continuare con i savoiardi e la crema.
  6. In totale ho realizzato 3 strati di savoiardi e 3 strati di crema al pistacchio.
  7. Sull’ultimo strato di crema al pistacchio spolverare della granella di pistacchio e della granella di cioccolato bianco e se volete un pò di crema al pistacchio.Tenete in frigo e prima di servirlo tenetelo a temperatura ambiente per circa 30 minuti.

Non ci resta che dirvi……….BUONA DEGUSTAZIONE!

#calagustando

 

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Ricetta: Polenta e Nduja di Spilinga

Ciao amici,

stasera vogliamo unire il Nord e il Sud con una ricetta facile facile: Polenta e Ndjua di Spilinga.

Ingredienti:

  • Polenta (potete acquistare quella da preparare in 5 minuti, si trova in tutti i supermercati)
  • Nduja di Spilinga — > clicca qui < —
  • Formaggio, meglio Scamorza affumicata  — > clicca qui < —

Preparazione:

Tagliare a fette la polenta , posizionare le fette in una teglia con l’uso della carta forno e infornarli (grill) a  180º in forno preriscaldato per 3 minuti.  Una volta tolte, cospargerle ogni fetta con una piccola quantità di Nduja di Spilinga
A questo punto disporre delle strisce di formaggio e ripassarle nuovamente in forno sotto il grill, fino a scioglimento del formaggio per 3 min.  Togliere dal forno e …buon appetito!!

Accompagnatele con un buon bicchiere di vino rosso corposo. Ecco la nostra cantina, clicca — >  Vinirossi

 

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Formaggi: Cos’è la stagionatura? Quando un formaggio è stagionato oppure no?

Ciao a tutti,

oggi parliamo della stagionatura: cos’è? quando un formaggio è considerato stagionato oppure no?

La “maturazione” del formaggio o meglio conosciuta “stagionatura” si intende quel processo di sosta(intesa come fermata) evolutiva al quale viene sottoposto un formaggio. È una fase che è caratterizzata da diverse trasformazioni dove a livello chimico si ha la fermentazione degli zuccheri e la degradazione di proteine e grassi.

In genere, le forme vengono poste nelle cantine dove vengono fatte riposare per settimane, mesi o anni a seconda del tipo di formaggio, in un ambiente chiuso e con un’umidità particolarmente alta.   La cantina non è però l’unico luogo per la stagionatura, vi sono infatti formaggi come il formaggio di fossa o il formaggio di grotta che, come suggerisce il nome, vengono lasciati riposare per alcune settimane in fosse artificiali o naturali appositamente predisposte.

L’affinatore”, in termini tecnici-caseari, è lo specialista che si occupa della stagionatura dei formaggi. Quando l’affinamento è eseguito in maniera ottimale fa raggiungere al prodotto elevati livelli di qualità (è un pò come la conservazione in bottiglia dei grandi vini da invecchiamento 🙂 )

Quali sono i tempi che stabiliscono le varie stagionature?

Formaggio fresco: non è stato nemmeno sottoposta a stagionatura, ma solo a semplice maturazione… comunque inferiore ai 30 giorni.

Formaggio a media stagionatura: il periodo di stagionatura è inferiore ai 6 mesi ma oltre il mese (sotto tale periodo si è nel caso dei formaggi “freschi”)

Formaggio a lunga stagionatura: il periodo di stagionatura va oltre i 6 mesi per arrivare a 12 e oltre nel caso dei cosiddetti formaggi “extraduri”

Formaggio affumicati: sono i formaggi sottoposti, in fase di maturazione, ad un processo di affumicatura che conferisce il classico aroma. Diverse varietà di pecorino o di provolone ma anche di ricotta (che però non è un formaggio) sono di tipo affumicato.

e… se adesso avete voglia di un buon formaggio, cacio o scamorza visitate pure la nostra pagina FORMAGGI — > clicca qui <—

#calagustando

Buona serata 🙂

 

 

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Pasta alla Corleone con la Mousse di Cipolla di Tropea

Ciao amici e amiche,

molti di voi ci chiedono come usare la Mousse di Cipolla di Tropea  — > clicca qui

Di seguito vi proporremo una serie di ricette per poter utilizzare al meglio questa spettacolare cipolla di Tropea.

Iniziamo con la ricetta della pasta alla corleone:

Ingredienti:

500 gr pasta
120 gr pancetta a dadini
2 spicchi d’aglio tritati
basilico
prezzemolo
olio parmigiano

Procedimento: 

Messa a cuocere la pasta, preleva un po’ di acqua di cottura e tienila da parte. Soffriggere in poco olio la pancetta, l’aglio,basilico e prezzemolo.
Appena il sughetto avrà un colore dorato spegnere il fuoco.
Saltare la pasta nel condimento, aggiungendo lentamente l’acqua di cottura per evitare che si asciughi troppo.
Servire la pasta decorandola con del parmigiano, un cucchiaino (per piatto) di mousse di cipolla ed una spolverata di peperoncino possibilmente fresco.
Buona degustazione!
#calagustando

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Girelle alla sardella

Ciao amici e amiche,

oggi parliamo di una conserva tipica calabrese: la sardella. Abbiamo parlato tante volte della sardella calabrese, ma per chi ancora non sa cosa sia: la sardella è una conserva a base di bianchetti che vengono fatti macerare sotto sale per un periodo e poi mescolati con pepe rosso piccante o dolce, che dona alla sardella una caratteristica colorazione rossastra.
Oggi vi presentiamo una ricetta che ha come protagonista la sardella e delle simpatiche girelle. Queste sono ideali come antipasto o per arricchire il  cestino del pane!

Ingredienti (max 20 girelle)

Acqua 300 ml
Farina Manitoba 250 g
Farina 00 250 g
Lievito di birra 12 g
Malto 1 cucchiaino
Sale fino 8 g
Olio extravergine d’oliva 50 g

Ingredienti (per il ripieno)

Olio extravergine d’oliva q.b.
Sardella 200 g

Per preparare le girelle alla sardella, iniziate dalla pasta per il pane: sciogliete il lievito di birra in poca acqua tiepida, insieme ad un cucchiaino di malto (o zucchero) e unitelo alle due farine che avrete setacciato insieme in una ciotola o una spianatoia . Nella restante acqua tiepida sciogliete il sale, unite l’olio e versate a filo il liquido ottenuto sulla farina, mescolando con movimenti ampi e veloci, fino a che non sarà terminato . Impastate per una decina di minuti, fino ad ottenere un impasto compatto, liscio ed elastico, che porrete in una ciotola infarinata, coperta con la pellicola e lascerete lievitare per circa due ore nel forno chiuso e spento.Una volta che la pasta avrà raddoppiato di volume, trasferitela su di una spianatoia infarinata  e stendetela uniformemente formando un cerchio dello spessore di1 cm circa . Punzecchiate la superficie con i rebbi di una forchetta.Preparate ora il ripieno: mettete la sardella in una ciotola e aggiungete l’olio rimestando con una forchetta . Spalmate la sardella sulla superficie del disco di pasta, lasciando un bordo di circa mezzo centimetro  e arrotolatelo, partendo dal basso verso l’alto .Prima di richiderlo, sigillate il rotolo spennellando dell’acqua lungo il bordo . Tagliate ora il rotolo in pezzi larghi circa due centimetri e sistemate le girelle ottenute su una leccarda ricoperta di carta forno . Infornatele a 200° in forno statico per 20-25 minuti e servite le vostre girelle alla sardella ancora tiepide!

Consiglio:Potete aggiungere al ripieno di sardella, 2 cucchiai di salsa al pomodoro per ottenere un ripieno che renderà le girelle più umide all’interno!

Buon appetito! #calagusto

 

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Fiori di Zucca ripieni al Tonno

Ciao amiche e amici oggi vi proponiamo una ricetta facile facile:

FIORI DI ZUCCA RIPIENI AL TONNO

Di seguito ingredienti e procedimento:

Dosi per 4 persone

250 g di tonno all’olio d’oliva, 8 fiori di zucca, 1 patata, 100 g di formaggio (tipo fontina), 2 cucchiai di olive nere, 1 cucchiaio di capperi, sale e pepe q.b.

Procedimento

tritate il tonno con il formaggio e la patata precedentemente lessata. Unite i capperi e le olive nere snocciolate e tagliate a rondelle, regolate di sale e pepe. Riempite i fiori di zucca, precedentemente lavati e mondati, con il composto ottenuto. Cuocete in forno per 10-15 minuti a 200°C. Servite ben caldi.

Dai!!

Buon appetito e … buon acquisto su calagusto.com

 

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Che cos’è la Colatura di Alici?

La colatura di alici è una salsa liquida trasparente dal colore ambrato che viene prodotta da un tradizionale procedimento di maturazione delle alici in una soluzione satura di acqua e sale.

La più famosa Colatura di Alici è quella di Cetara (prodotto agroalimentare campano) le cui alici impiegate sono pescate nei pressi della costiera amalfitana nel periodo che va dal 25 marzo, che corrisponde alla festa dell’Annunciazione, fino al 22 luglio, giorno di Santa Maria Maddalena.

Le origini di questo prodotto risalgono agli antichi Romani i quali producevano una salsa simile alla colatura che chiamavano garum.

La ricetta, recuperata nel Medioevo da monaci presenti in Costiera i quali ad agosto erano soliti conservare sotto sale le alici in botti di legno con le doghe scollate e poste in mezzo a due travi, dette mbuosti; sotto l’azione del sale, le alici perdevano liquidi che fuoriuscivano tra le fessure delle botti. Il procedimento si diffuse successivamente tra la popolazione della costa, che la perfezionò con l’utilizzo di cappucci di lana per filtrare la salamoia.

Proprietà:

La colatura di alici, sempre più amata ha anche innumerevoli qualità. Prima di tutto è un alimento ricco di proteine ed è composto da amminoacidi liberi assimilabili dall’organismo in brevissimo tempo. Ha una buona quantità di calcio e ferro oltre a sodio e fosforo. Per questo rafforza il sistema immunitario ed è particolarmente indicato per le persone che devono rimettersi in forze.

La colatura ha un gusto profondo in cui la sapidità della salsa viene sfumata da note dal retrogusto affumicato nonostante la provenienza da alici fresche. L’intensità del suo sapore è ben nota ma ciò nonostante essa è divenuta nel corso dei secoli protagonista di uno dei piatti tipici delle cene natalizia cetaresi: gli spaghetti con la colatura. Oggi lo si gusta in ogni periodo dell’anno grazie al suo sapore fresco e delicato ma allo stesso tempo, intenso.

Come si usa?

Viene utilizzata come condimento per spaghetti o linguine cotti senza sale, già incluso in abbondanza nella colatura stessa. In tal senso, oltre a quest’ultima e alla pasta, sono spesso usati olio extravergine d’oliva, aglio ed eventualmente peperoncino in dosi variabili.
La colatura viene comunque molto apprezzata anche per insaporire piatti a base di pesce o alimenti o piatti semplici come la scarola, le verdure saltate, bietole, spinaci, come anche per panini farciti e uova variamente cotte.

Provate la colatura di Alici… rimarrete entusiasti!

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Cos’è la Birra artigianale?

Affinché si possa parlare di “Birra artigianale” è necessario che questa abbia un requisito obbligatorio: la non pastorizzazione ovvero quel processo che in pratica “sterilizza” un prodotto ai fini della lunga conservazione, necessaria per la grande distribuzione e quindi per trasporti chilometrici “stressanti”.                                                                                                                                                Altra importante caratteristica, comune alla maggioranza delle birre artigianali, è il fatto che non devono essere filtrate e mantenere quindi tutte le componenti che contribuiscono a formare il profilo organolettico, così ricco di aromi e sapori, diverso dalle birre prodotte industrialmente. Ed infine, una vera birra artigianale non deve avere aggiunte di conservanti e/o altri additivi chimici.

Ovviamente il termine “artigianale” sta proprio ad indicare una produzione limitata  con impianti ed attrezzature che richiedono una sostanziale componente di lavoro umano.

Quanto scade una birra artigianale?

La birra non “scade” nel senso del termine usato per gli alimenti in generale, ossia non diventa pericolosa per la salute, a patto che venga conservata in modo corretto.                                                     In realtà con il tempo perde alcune caratteristiche di aroma e sapore o addirittura alcune birre possono arrivare a degradarsi.

La birra in bottiglia (se rifermentata) ha una evoluzione e a seguire un periodo di degrado di alcune sue caratteristiche: l’aroma del luppolo ad esempio è una delle prime cose che degrada o decade, quindi si affievolisce. Il corpo può variare perchè in tempi lunghi i lieviti possono riuscire a “digerire” anche parte degli zuccheri complessi (destrine), rendendo così la birra un po’ più secca. Variando e perdendo alcune caratteristiche, la birra non avrà più l’equilibrio di aroma/gusto voluto dal birraio pertanto si indica un periodo oltre il quale potrà sempre essere bevuta ma potrebbe essere ben diversa da quello che ci aspettiamo. Seguire le indicazioni segnalate dal produttore in genere garantisce di stappare una birra in salute, ma nulla vieta di provare a far stagionare le birre oltre quel termine per curiosità: la birra non va a male e anzi si potrebbero avere delle piacevoli sorprese, sempre avendo la massima cura nel conservarla nelle condizioni ottimali.

Come si conserva la birra?

La birra (soprattutto se non filtrata e non pastorizzata) va conservata:

1. Al riparo dalla luce diretta.

2. Al fresco: ideale a temperatura compresa tra 10 e 16 °C (una cantina fresca e asciutta è l’ideale).

3. Evitare sbalzi di temperatura eccessivi e ripetuti.

4. In luogo asciutto e privo di forti odori/puzze persistenti.

Come si beve la birra?

Sfatiamo un’ usanza errata: la birra non si beve direttamente dalla bottiglia. In questo modo ingurgitiamo tutta la CO2 contenuta nella bevanda che verrebbe eliminata invece con la formazione della schiuma e confermiamo la credenza errata che la birra “gonfia”. Inoltre, sempre la CO2, provoca una sorta di anestetizzazione delle papille gustative impedendoci di godere dei sapori e degli aromi propri della birra che stiamo bevendo. Per cui usate il bicchiere e possibilmente quello appropriato! La birra ed il suo bicchiere Prima dell’utilizzo il bicchiere deve essere lavato con cura evitando però il brillantante che “ucciderebbe” la schiuma della birra. A volte può essere sufficiente un abbondante risciacquo con acqua calda. Prima di versare la birra è consigliabile sciacquarlo con un po’ di acqua fredda per evitare alla birra uno shock termico.

Come si degusta correttamente una birra?

La birra va posta in frigorifero almeno 24 ore (meglio 48) prima del momento in cui si intende consumare, soprattutto dopo un eventuale trasporto/agitazione. Questo periodo di “riposo” consente ai lieviti eventualmente presenti di sedimentare bene sul fondo ed alla CO2 di essere ben disciolta nel liquido. Per degustare la birra (sia artigianale che industriale) occorre innanzitutto che sia servita alla corretta temperatura. Nessuna birra va MAI servita GHIACCIATA. Il freddo riduce lo sprigionarsi degli aromi ed anestetizza le papille gustative. Ogni birra ha una sua temperatura di servizio. Se non è indicata la temperatura di servizio sull’etichetta, si può usare come regola generale la proporzionalità tra grado alcolico e temperatura di servizio: maggiore il grado alcolico, maggiore la temperatura. Importante è anche il bicchiere che influisce soprattutto sulla possibilità di cogliere il bouquet di aromi e sulla tenuta della schiuma.

Se avete domande, dubbi o volete semplicemente scriverci..fatelo come sempre!